Non chiamatelo solo logo: facciamo un po’ di chiarezza…
Quando parliamo dell’immagine di un’azienda, utilizziamo quasi sempre una parola che conosciamo tutti: logo.
“Vorrei creare un logo”, “devo rifare il logo”, “mi serve il logo in vettoriale”.
Nel linguaggio comune va benissimo e, diciamolo, ci capiamo perfettamente. Ma quando si entra nel mondo della progettazione grafica, le cose diventano un po’ più interessanti: quello che siamo abituati a chiamare semplicemente “logo” può essere composto da elementi diversi, ognuno con un nome e una funzione precisa.
Logotipo, pittogramma, monogramma, payoff, marchio…
Niente paura: non serve diventare graphic designer per capire la differenza. Facciamo semplicemente un po’ di chiarezza.
Partiamo dal logo
Con il termine logo siamo ormai abituati a identificare genericamente l’elemento grafico che rappresenta un’azienda, un’attività, un prodotto o un progetto.
In realtà, la parola deriva da logotipo e indica più precisamente la rappresentazione grafica del nome di un brand attraverso lettere e caratteri tipografici.
Questo significa che anche il modo in cui un nome viene scritto può diventare un vero e proprio elemento distintivo.
La scelta del carattere, le proporzioni, le distanze tra le lettere e le eventuali modifiche apportate alla tipografia contribuiscono a creare qualcosa di riconoscibile e personale.
Cos’è il logotipo?
Il logotipo è quindi la parte testuale dell’identità: il nome dell’azienda o del brand rappresentato attraverso una precisa soluzione grafica.
Può essere realizzato utilizzando un carattere tipografico esistente, opportunamente scelto e personalizzato, oppure attraverso lettere disegnate appositamente.
In alcuni casi il logotipo è sufficiente da solo a identificare un brand, senza bisogno di essere accompagnato da altri simboli.
Pensiamo a quanti nomi riusciamo a riconoscere immediatamente semplicemente osservando il modo in cui sono scritti.
E il pittogramma?
Il pittogramma è invece il simbolo.
È un elemento grafico che sintetizza visivamente un concetto, un’idea o una caratteristica legata al brand.
Può essere figurativo e ricordare qualcosa di facilmente riconoscibile, oppure essere completamente astratto.
Quando logotipo e pittogramma vengono utilizzati insieme, abbiamo quindi un’identità composta da nome + simbolo.
Con il tempo, se il brand acquisisce una forte riconoscibilità, il pittogramma può arrivare anche a essere utilizzato autonomamente: pensiamo ai simboli di alcuni grandi marchi che riconosciamo immediatamente senza avere bisogno di leggerne il nome.
Ma questa riconoscibilità non è automatica: si costruisce attraverso tempo, coerenza e utilizzo costante dell’identità.
Il monogramma: quando sono le lettere a diventare un simbolo
Esiste poi un’altra soluzione molto utilizzata: il monogramma.
In questo caso una o più lettere, spesso le iniziali del nome, vengono combinate e progettate fino a diventare un vero elemento grafico.
Non sono quindi semplicemente delle iniziali scritte con un bel carattere, ma lettere studiate per funzionare insieme e creare un segno riconoscibile.
Il monogramma può essere particolarmente utile quando il nome è lungo oppure quando si desidera ottenere un simbolo compatto da utilizzare anche negli spazi più piccoli.
E il payoff?
Il payoff è una breve frase che può accompagnare il logo e contribuire a raccontare il posizionamento, la filosofia o la promessa del brand.
Non è necessariamente presente e, soprattutto, non deve per forza essere utilizzato ogni volta che compare il logo.
Per questo motivo è importante prevedere anche versioni dell’identità con e senza payoff, in base alle dimensioni e al contesto di utilizzo.
Quando lo spazio diventa molto piccolo, infatti, continuare a inserire una frase sotto al logo potrebbe renderla completamente illeggibile.
Logo e marchio sono la stessa cosa?
Nel linguaggio quotidiano i due termini vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma logo e marchio non indicano esattamente la stessa cosa.
Il logo riguarda principalmente la rappresentazione grafica dell’identità.
Il concetto di marchio è invece più ampio e può comprendere il nome, il simbolo e gli altri elementi utilizzati per distinguere un’attività, un prodotto o un servizio.
Inoltre, il termine assume anche un significato giuridico quando si parla di registrazione e tutela del marchio.
È quindi importante distinguere la progettazione grafica di un’identità dalle verifiche necessarie per stabilire se un determinato nome o segno possa essere registrato e tutelato legalmente.
Quindi… come dobbiamo chiamarlo?
Se stai parlando con il tuo grafico e dici semplicemente:
“Vorrei rifare il mio logo”
tranquillo: nessuno ti correggerà con la penna rossa.
Nel linguaggio comune utilizziamo tutti la parola logo per riferirci all’insieme degli elementi che identificano visivamente un’attività.
Conoscere queste differenze, però, aiuta a comprendere meglio come viene costruita un’identità e soprattutto perché dietro quello che può sembrare un semplice simbolo ci sono in realtà molte decisioni progettuali.
Un logo non è soltanto qualcosa che deve piacere
Ed è proprio qui che arriva la parte più importante.
Quando si progetta un logo, la domanda non dovrebbe essere soltanto:
“È bello?”
Dovremmo chiederci anche:
È riconoscibile?
È coerente con l’attività che deve rappresentare?
Parla alle persone giuste?
Funziona sia grande che piccolo?
È leggibile?
Può essere utilizzato su uno schermo, su un biglietto da visita, su un’insegna o su un social?
Funziona anche in bianco e nero?
Potrà accompagnare l’azienda anche tra qualche anno?
Un logo efficace nasce dall’equilibrio tra estetica, strategia e funzionalità.
Ed è per questo che progettare un’identità visiva significa fare molto di più che scegliere un carattere, un colore e aggiungere un simbolo.
Il logo è solo l’inizio
Una volta definiti logotipo, pittogramma, colori e caratteristiche principali, il lavoro sull’immagine di un brand non è necessariamente concluso.
Anzi, molto spesso è appena iniziato.
Palette colori, tipografia, elementi grafici, fotografie, materiali stampati, sito web e comunicazione digitale devono iniziare a parlare la stessa lingua.
È da qui che il singolo logo comincia a trasformarsi in qualcosa di più grande: un’identità visiva riconoscibile e coerente.
E di questo parleremo nel prossimo articolo.